Il successo personale di AliCav.
I benefici sociali del pastiche Alitalia si vedranno dopo; quanto al riverbero dell’operazione sui conti pubblici, non c’è da prendersi in giro. Di là da questo, che non è poco, il risultato berlusconian-tremontiano sfavilla come un capolavoro di establishment.

I benefici sociali del pastiche Alitalia si vedranno dopo; quanto al riverbero dell’operazione sui conti pubblici, non c’è da prendersi in giro. Di là da questo, che non è poco, il risultato berlusconian-tremontiano sfavilla come un capolavoro di establishment. La cordata tricolore in procinto di gemellarsi coi francesi rappresenta in modo plastico l’avvenuta maturazione del berlusconismo come fenomeno centrale nel gioco dei poteri forti italiani e internazionali. Fosse vivo, anche Gianni Agnelli direbbe chapeau. Su come si sia prodotta questa mutazione nella finanza che un tempo aveva giudicato il Cav. come un corpo estraneo e un po’ lanzichenecco, bisogna interrogarsi con il gusto per la storia minuta e l’ammirazione per le cose riuscite.
La migliore manovra finanziaria di Tremonti è stata la conquista culturale del ceto imprenditoriale (Confindustria) e di quello che esprime il patto di sindacato Rcs, perfino nella sua propaggine post prodiana. Il ministro dell’Apocalisse ha garantito al Cav. un rapporto fattivo con Passera, senza per questo negare a Bazoli l’egemonia sulla piazza bresciana. Si è così innestata una meccanica virtuosa sulla tradizionale triangolazione tra il Cav. e la coppia Ligresti-Geronzi (quest’ultimo anche stabilizzatore della galassia Mediobanca-Generali). Con Scaroni a presidiare il fronte russo e algerino del gas, LCdM pacificato e la Fiat ben sorvegliata da Marchionne, è stato infine possibile guadagnare all’impresa il capitan-dalemiano Colaninno. Se dietro questo prodigio esiste una filosofia, è quella novecentesca che combina costi pubblici e private virtù. Ma non c’è dubbio che, una volta bonificata Napoli, il secondo successo berlusconiano si chiami Alitalia. Il terzo arriverà con la riduzione delle tasse.
La migliore manovra finanziaria di Tremonti è stata la conquista culturale del ceto imprenditoriale (Confindustria) e di quello che esprime il patto di sindacato Rcs, perfino nella sua propaggine post prodiana. Il ministro dell’Apocalisse ha garantito al Cav. un rapporto fattivo con Passera, senza per questo negare a Bazoli l’egemonia sulla piazza bresciana. Si è così innestata una meccanica virtuosa sulla tradizionale triangolazione tra il Cav. e la coppia Ligresti-Geronzi (quest’ultimo anche stabilizzatore della galassia Mediobanca-Generali). Con Scaroni a presidiare il fronte russo e algerino del gas, LCdM pacificato e la Fiat ben sorvegliata da Marchionne, è stato infine possibile guadagnare all’impresa il capitan-dalemiano Colaninno. Se dietro questo prodigio esiste una filosofia, è quella novecentesca che combina costi pubblici e private virtù. Ma non c’è dubbio che, una volta bonificata Napoli, il secondo successo berlusconiano si chiami Alitalia. Il terzo arriverà con la riduzione delle tasse.